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Arte e dintorni di Francesca Sannia (Milano 35) – La storia dei Caffè fiorentini

Piazza Repubblica, con i suoi negozi e la sua posizione strategicamente centrale tra il Duomo e Palazzo Vecchio, è uno dei luoghi più frequentati dai cittadini, dai turisti e dai tassisti che spesso approfittano della sosta al parcheggio per concedersi una pausa caffè al Paszkowsky. Ma ne conosciamo l’origine e l’importanza?
Il trasferimento della capitale del giovane Regno d’Italia da Torino a Firenze, ha dato origine a profonde trasformazioni architettoniche, culturali, sociali. Firenze è stata la capitale della nazione solo dal 1865 al 1870, ma è in questi cinque anni che acquista l’aspetto che oggi vediamo: i Viali di circonvallazione, Piazzale Michelangelo, la zona di Piazza D’Azeglio e Piazza Repubblica sono stati progettati e realizzati proprio in quel periodo.
Fin dal Cinquecento nell’area di piazza Repubblica si trovava il Mercato e la presenza della colonna con in cima la statua dell’Abbondanza lo ricorda ancora oggi; qui vi era anche il ghetto dove Cosimo I aveva obbligato a risiedere gli ebrei della città. Era una zona che manteneva quasi intatto il tessuto edilizio medievale, con stradine strette ed edifici addossati gli uni accanto agli altri, anche se le condizioni igienico-sanitarie non erano certo esaltanti. Il desiderio di dare a Firenze l’aspetto di una capitale internazionale, impose ‘il risanamento’ dell’area. La decisione di ampliare la piazza comportò la distruzione totale di edifici di grande importanza e tra questi le torri medievali, le chiese, le sedi corporative delle Arti, alcuni palazzi di nobiliari, nonché botteghe artigiane e abitazioni; mentre venne salvata la Loggia del Pesce del Vasari, smontata e trasferita in piazza dei Ciompi. Il 20 settembre 1890, con i cantieri ancora aperti per ricostruire i palazzi, venne inaugurato, alla presenza del Re, il monumento a Vittorio Emanuele II a cavallo, che diede il nome alla piazza. La statua non piacque ai fiorentini, come testimonia un pungente sonetto di Vamba – il padre di GianBurrasca – che parla di Emanuele a corpo ‘sciorto’ e venne in seguito (nel 1932) trasportata nel piazzale delle Cascine.
Così trasformata, la piazza diventa il “salotto buono” della città e nei suoi Caffè, Gilli, Giubbe Rosse e Paszkowsky, si incontrano dame e gentiluomini, uomini di potere, intellettuali, artisti, letterati, che discutono idee rivoluzionarie e creano nuovi movimenti. Qui nasce e si sviluppa il Movimento Futurista. Marinetti, Soffici, Boccioni, Carrà, Palazzeschi, Viviani e Lega frequentano questi locali, insieme a uno stuolo di altri personaggi che, generalmente squattrinati, si diceva vivessero “sui chiodi”, cosa che valse proprio al Gilli il soprannome di Caffè dei Fachiri. Il Caffè Pasticceria Gilli, esisteva già nel 1733, aperto dalla famiglia svizzera Gilli in via Calzaiuoli con il nome di “La Bottega Dei Pani Dolci”; ma è nella seconda metà dell’ottocento, dopo il trasferimento in via degli Speziali, di fronte a quella che oggi è la Rinascente, che diventa uno dei ritrovi più alla moda della città. Intorno al 1920 il locale si trasferisce in Piazza della Repubblica, dove si trova ancora oggi. Di questo periodo sono gli arredi tutt’ora presenti e, tra questi, il bancone principale ornato di bronzi neoclassici, realizzato nella famosa bottega artigiana dei Coppedè. Accanto ad esso, il Caffè Paszkowsky risale al 1846. L’allora “Caffè Centrale” assume l’attuale denominazione nel 1904. Ma forse il più noto locale della piazza è il bar Giubbe Rosse. Venne aperto nel 1896 da due tedeschi, i fratelli Reininghaus, fabbricanti di birra, da cui prese inizialmente il nome, divenendo, ben presto, il punto di riferimento della numerosa comunità tedesca fiorentina. Secondo la moda del tempo i proprietari vestivano i camerieri con giubbe rosse, all’uso viennese, ma i fiorentini, che trovavano difficile pronunciare il nome straniero, preferivano dire “andiamo da quelli delle giubbe rosse” e così ribattezzarono il locale. Già allora vi si potevano trovare quotidiani e riviste di tutto il mondo e per questo attirava molta clientela straniera. Nel 1913 diventò la sede fissa del gruppo della rivista letteraria “Lacerba” e ancora oggi attira intellettuali e artisti da ogni parte.

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