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Itinerari danteschi a cura di Roberto Naldini (Torino 32) – Beatrice –

Questa settimana parleremo della figura chiave di tutta l’opera Dantesca: Beatrice,la musa ispiratrice che stimolando una mente eccelsa, ha provocato la genesi della poesia più grande di tutti i tempi. Stando al racconto che ci fa Dante nella Vita Nova,(opera giovanile del poeta)il primo incontro con Beatrice avviene nel 1274, nel palazzo Portinari durante i festeggiamenti del Calendimaggio. Dante era accompagnato dal padre,invitato da Folco Portinari, in quanto le famiglie erano alleate e facenti parte della stessa fazione: i guelfi bianchi. Dante e Beatrice erano coetanei,ed avevano nove anni . Il poeta ci racconta di essersi innamorato da subito di Beatrice,ma nonostante ciò, il secondo incontro avviene solamente nove anni più tardi,quando i due avevano diciotto anni. Ma essendoci fra le due famiglie,una notevole differenza dal punto di vista economico, Dante non aveva nessuna speranza di poterla “conquistare”, ed infatti Beatrice è promessa sposa a Simone de Bardi, rampollo di una delle più ricche famiglie Fiorentine . Dopo il matrimonio Beatrice non riesce a dare figli al consorte e dopo pochi anni,esattamente l’8 Giugno 1290 muore.(Se volete leggere la storia romanzata di Dante e Beatrice,vi consiglio l’acquisto del libro “Come donna innamorata” di Marco Santagata)Detto questo torniamo a parlare del Palazzo Portinari,che è situato al n° 6 di via del Corso, e vede affissa sulla sua facciata la lapide marmorea che contiene la terzina che andremo a leggere. Niente è rimasto del luogo dove si narra sia avvenuto il primo incontro fra Dante e Beatrice. Il Palazzo come lo vediamo adesso fu eretto intorno alla metà del 1400,in luogo di abitazioni più piccole sempre di proprietà della famiglia Portinari. Il nome attuale è Palazzo Portinari Salviati,o Palazzo Cepparello. Vi abitarono fra gli altri Maria Salviati con il marito Giovanni dalle Bande Nere ed il figlio,il futuro Cosimo I. Una leggenda popolare narra che un giorno, poiché Giovanni voleva avere un pronostico sul futuro carattere di suo figlio, se lo fece buttar giù da una finestra del primo piano dalla moglie, mentre lui stava a riceverlo sulle braccia in mezzo alla strada. Suo figlio eseguì il volo senza piangere e Giovanni delle Bande Nere rilevò che questo bambino sarebbe stato un uomo coraggioso. Ma ripassiamo alla terzina,questo il contenuto:

Sovra candido vel cinta d’uliva
Donna m’apparve,sotto verde manto
Vestita di color di fiamma viva.(purg. XXX 31-33)

La spiegazione è abbastanza semplice. Giunto quasi al culmine del Purgatorio,a Dante appare questa figura velata di bianco (candido vel),che poi riconosce essere Beatrice,con sulle spalle un mantello verde (verde manto)ed un vestito rosso (color di fiamma viva).
Questa volta non ci fermiamo alla terzina incisa,ma leggeremo anche le due successive,che ci danno l’idea di quanto Dante nella sua immaginazione,abbia reso stupendo questo incontro con la donna amata.

E lo spirito mio,che già cotanto
Tempo era stato ch’a la sua presenza
Non era di stupor, tremando, affranto,
sanza degli occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d’antico amor sentì la gran potenza.

E lo spirito di Dante,che già da oltre dieci anni ,(cotanto tempo)il tempo intercorso fra la morte di Beatrice e il viaggio ultraterreno,sente alla sua apparizione lo stesso effetto che gli procurava in vita. Senza aver maggior conoscenza di lei con gli occhi,cioè senza averla vista,perché gli era apparsa velata,per un potere occulto che lei emanava,il poeta percepisce l’effetto dell’antico amore (la gran potenza). E qui Dante ci stupisce di nuovo,perché ci lascia nel dubbio che questa “gran potenza” possa essere sensuale,platonica o addirittura divina visto che Beatrice siede già in Paradiso. Prendiamo come vera l’opzione che più ci piace,ammirando comunque la bellezza di questi versi ,che ogni donna desidererebbe fossero scritti per lei.
Grazie dell’attenzione,alla prossima.