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Itinerari danteschi a cura di Roberto Naldini (Torino 32) – Le lapidi fiorentine

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta delle lapidi che contraddistinguono alcuni luoghi della nostra Firenze.Solo alcune informazioni di carattere generale:l’apposizione fu decisa dal comune di Firenze nel 1900. Fu istituita una commissione di esperti composta da Isidoro del Lungo,Pietro Torrigiani e Giuseppe Minuti,con compiti storico letterari,che ricercò i luoghi ed i relativi canti della Divina Commedia,e nel 1907 le lapidi furono collocate. In totale erano 37,ma ad oggi due sono mancanti. Le più periferiche si trovano al Galluzzo,sopra la sede della Misericordia,un’altra all’ingresso della chiesa di San Salvi,la terza sulla torre che si trova in Piazza Piave,mentre l’ultima è posta in via San Salvatore al Monte,ai piedi della scalinata. Le altre sono tutte all’aperto nel centro storico, fatta eccezione per le tre di cui parleremo in seguito, che vedremo all’interno di un edificio pubblico. E sono le uniche per cui non dobbiamo alzare la testa,in quanto ce le troviamo davanti ad altezza d’uomo nel cortile di Michelozzo in Palazzo Vecchio. Ma cosa c’entra Dante con Palazzo Vecchio mi chiederete voi,visto che la costruzione dello stesso è iniziata nel 1299 e Dante è stato esiliato l’anno successivo,per cui al massimo avrà potuto vedere l’inizio dei lavori ? Dobbiamo sapere che l’attuale Palazzo Vecchio è stato costruito sulle rovine del Palazzo dei Fanti e del Palazzo dell’Esecutore di Giustizia,quest’ultimo già posseduto dalla famiglia ghibellina degli Uberti,cacciata definitivamente da Firenze nel 1266.(Vi ricordate Farinata degli Uberti,di cui abbiamo parlato il mese scorso ?)Ed è appunto di questa famiglia che le lapidi del cortile di Michelozzo ci parlano. Questo il contenuto della prima:

Oh quali io vidi quei che son disfatti

Per lor superbia !

Questa è la descrizione che Dante fa degli Uberti,famiglia nobile arrivata dal contado,raggiunsero tanta potenza “che si potea dire che quasi fossero padri della cittade”,racconta un cronista dell’epoca.

Fu’io sol colà dove sofferto

Fu per ciascun di torre via Fiorenza

Colui che la difesi a viso aperto.

Nella seconda chi parla è Farinata degli Uberti,capo ghibellino a Firenze,forse la maggiore personalità di uomo di parte che abbia avuto la Toscana del Duecento. Farinata descrive ciò che successe durante una riunione tenutasi ad Empoli dai vincitori della famosa battaglia di Montaperti del 1260 ,dove i capi Ghibellini senesi avrebbero voluto radere al suolo la città di Firenze,mentre Farinata si oppose fermamente a questo progetto. Solo due i vocaboli da spiegare per avere chiara la descrizione della terzina:sofferto sta per tollerato,mentre torre via sta per distruggere.

Vid’io Fiorenza in sì fatto riposo,

che non avea ragione onde piangesse;

con queste genti vid’io glorioso

e giusto il popol suo,tanto che il giglio

non era ad asta mai posto a ritroso,

né per division fatto vermiglio.

Nella terza lapide,che include due terzine chi parla è Cacciaguida,(Firenze1091,Palestina1148)trisavolo di Dante e descrive la sua Firenze del tempo antico,così tranquilla ed operosa.Non era ancora avvenuta la battaglia di Montaperti e Cacciaguida non aveva mai veduto ai suoi tempi l’insegna della città capovolta sull’asta dei nemici,(non era ad asta mai posto a ritroso)e trascinata sul campo di battaglia ad umiliazione degli sconfitti,e neppure un palese segno di discordia,come accadde successivamente,quando i Guelfi per distinguersi dai Ghibellini,cambiarono l’insegna della città,(né per division fatto vermiglio,”rosso”)da giglio bianco in campo rosso,a giglio rosso in campo bianco,che è tutt’oggi lo stemma di Firenze.Grazie dell’attenzione,alla prossima.