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Itinerari danteschi di Roberto Naldini – La chiesa di San Salvi.

Questo mese continueremo il nostro viaggio con una visita che ci porterà in periferia,ed esattamente presso la chiesa di S.Salvi. Poche note per dire che la chiesa fu costruita a partire dal 1048 per volere di San Giovanni Gualberto,fondatore anche della stupenda Abbazia di Vallombrosa. La chiesa stessa ha una grande importanza nella vita di Dante,in quanto presso di essa e nei suoi dintorni si stabilì il quartier generale dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo durante la sua discesa in Italia nel 1312.(Da cui il nome dell’odierna via del campo d’Arrigo) L’imperatore assediò Firenze per sei settimane,ma non riuscendo a sfondare decise di ritirarsi. Morì pochi mesi più tardi nei pressi di Buonconvento vicino a Siena.Con la morte di Arrigo VII (l’alto Arrigo come lo chiamerà il poeta nel Paradiso)tramonta definitivamente la speranza di Dante di rientrare a Firenze dall’esilio.
Adesso veniamo al contenuto delle due terzine che si trovano su una lapide posta sulla destra dell’ingresso della chiesa.

“Or va’;” diss’ei: “chè quei che più n’ha colpa,
Vegg’io a coda d’una bestia tratto
Inver la valle ove mai non si scolpa.
La bestia ad ogni passo va più ratto,
crescendo sempre,fin ch’ella il percuote,
e lascia il corpo vilmente disfatto.”
Purgatorio XXIV,82-87


In queste due terzine Dante fa parlare Forese Donati che profetizza la morte di suo fratello Corso Donati,del quale Dante,dopo aver combattuto insieme a Campaldino contro i Ghibellini di Arezzo,diviene un acerrimo nemico,all’atto della divisione del partito guelfo in bianchi e neri. Corso,capo della parte nera,fu podestà in diverse città italiane,ed ogni volta che rientrava a Firenze dai suoi incarichi,era sempre al centro dei torbidi intrighi perpetrati in città. Fu uno degli uomini più influenti di Firenze,a partire dal 1301 e fino al 1308,ma i suoi continui maneggi ,ora con il popolo minuto,(i lavoratori dipendenti),ora con i Ghibellini (sposò in terze nozze la figlia del capo e condottiero ghibellino Uguccione della Faggiola),destarono i sospetti dei suoi oramai troppi nemici,che coalizzatisi,il 6 Ottobre 1308 lo accusarono di tradimento e gli spinsero contro le masse popolari. Fuggito dalla città,fu raggiunto da armigeri catalani al soldo della Signoria e,presso il convento di S.Salvi,venne assassinato. Adesso spieghiamo il significato delle due terzine:
Or va’,come dire:”sta pur tranquillo”,diss’ei,(Forese Donati)che quei che più n’ha colpa,(Corso Donati)vegg’io a coda d’una bestia tratto,(in pratica,vedo io attaccato per le braccia alla coda di un cavallo,in quanto era il modo per trasportare i condannati al patibolo,che il più delle volte vi arrivavano già cadaveri)inver (verso)la valle ove mai non si scolpa (dove non è possibile essere assolti:l’inferno).La bestia ad ogni passo va più ratto (velocemente),crescendo sempre (aumentando la velocità),fin ch’ella il percuote(verosimilmente il cavallo lo colpisce con calci,o percosso dal terreno sul quale il condannato è trascinato),e lascia il corpo vilmente disfatto.(lacerato dai calci del cavallo e dagli urti sul terreno).
Si nota chiaramente come Dante faccia sfoggio della fantasia e della sua vena poetica,per trasformare un assassinio reale come quello di Corso Donati,(del quale Dante viene a conoscenza durante l’esilio)in una morte crudele e altamente scenografica. Tutto questo è mosso dall’odio che il poeta prova per Corso,ritenuto responsabile del perdurare del suo esilio (nonostante,Gemma, la moglie di Dante fosse una Donati),così da riservargli una fine più cruenta possibile.
Grazie dell’attenzione,alla prossima.

Roberto Naldini

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