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Itinerari danteschi di Roberto Naldini (Torino 32) – 750 anni dalla nascita di Dante

Nel mese di Maggio 2016 molti spazi pubblicitari sono stati tappezzati con disegni raffiguranti Dante Alighieri,accompagnati da alcuni versi della Divina Commedia. Il motivo di tutto ciò è dato dalla coincidenza dei 750 anni della nascita di Dante,e 150 dallo scoprimento in Piazza S.Croce a Firenze del monumento che l’ Italia volle dedicargli grazie ad una colletta alla quale parteciparono anche personaggi famosi dell’epoca fra i quali citiamo Giuseppe Verdi,Alessandro Manzoni,Giosuè Carducci e Bettino Ricasoli. Anche i Comuni contribuirono a rendere omaggio al grande poeta partecipando alla sottoscrizione,non a caso il 14 Maggio 1865 quando il monumento venne inaugurato,affollarono con i loro gonfaloni Piazza S. Croce. Fu il cavaliere Emilio Frullani,un priore comunale che scriveva poesie,a lanciare nel consiglio fiorentino,la proposta di una festa del centenario della nascita di Dante Alighieri. E le sue parole furono così accalorate e piene di sentimento,che più di un intervento politico sembrarono quasi un’arringa:
“Il Centenario di Dante,la celebrazione di questa festa nazionale,che deve essere ad un tempo scusa ed emenda del passato,testimonianza della presente libertà della patria ed augurio di felicità alle sorti future,è oramai ben più che desiderio,dovere,più che dovere,necessità….”.
Seguì la presentazione della delibera con cui si stabiliva che la Festa si sarebbe tenuta nel Maggio 1865 e si passò alla votazione. La proposta raccolse l’unanimità dei consensi. La commissione presieduta dal gonfaloniere,incaricata di organizzare la cerimonia fu subissata da una grande quantità di suggerimenti,idee,e da immancabili polemiche. C’era chi suggeriva la fattura del futuro monumento,chi lo voleva collocare nel loggiato degli Uffizi,chi chiedeva che fossero ristampate tutte le opere di Dante e chi invitava a coniare monete in oro,argento e rame per autofinanziarsi. In quei giorni si diffuse anche l’idea (come ho scritto all’inizio) che tutti i comuni d’Italia partecipassero alla realizzazione del monumento con un’offerta spontanea. Si pensò anche che la cerimonia avrebbe avuto la sua apoteosi se in quella occasione i resti di Dante avessero fatto ritorno a Firenze. E’ il 14 Febbraio 1864 quando Giovanni Folchi pone la questione del ritorno di Dante a Firenze all’attenzione del Gonfaloniere,dei priori e dei consiglieri del municipio. Era l’ennesimo tentativo di riportare le spoglie del Poeta a Firenze,dopo i primi due datati 1428 e 1476. Sempre senza successo. Al terzo tentativo,nel 1519,i fiorentini ci andarono vicini. Fu Papa Leone X (figlio di Lorenzo il Magnifico) che dette il suo consenso alla traslazione del corpo. Ravenna,allora,era sotto il dominio del governo pontificio e non si sarebbe potuta opporre. Tutto sembrava fatto,Michelangelo,a Firenze si era offerto per scolpire il monumento,ma quando i messi fiorentini aprirono il sepolcro non trovarono nulla. La storia non finisce qui,ma sarebbe troppo lunga la spiegazione,per cui ritorniamo alla richiesta che viene formulata dal Consiglio Generale con una lettera alla città di Ravenna il 4 Maggio 1864 affinché i resti di Dante potessero tornare a Firenze;questo il testo: “…Per far bella la festa di Dante è necessaria soprattutto la presenza di Dante. Ora come Egli,anche da morto,rimane sempre lontano da questa sua patria; a me pare che prima di ogni altra cosa la commissione per le feste debba occuparsi a far pratiche perché la solennità centenaria si apra coll’entrata in Firenze delle sue ossa,richiamate alla fine dell’esilio che dura da cinque secoli e mezzo…ed ora che pel santo influsso della nuova libertà le città italiane sono unite nell’aspirar tutte al medesimo fine di far più rispettata e più gloriosa la patria comune, la nobile città di Ravenna non vorrà negare di renderci quelle ceneri,che,se appartengono a tutt’Italia,più particolarmente son nostre,e di buon animo si presterà a far cessare a Dante il lungo esilio che ricorda le feroci ire di parte…. La risposta,un no garbato ma deciso arriva dopo tre mesi. E come Firenze aveva fatto leva “sulla patria comune”,così Ravenna “pei destini felicemente mutati d’Italia “ motiva il suo diniego. Il testo della risposta è pubblicato sul Giornale del Centenario,nel numero del 10 Agosto 1864: “Considerando che il deposito delle sacre ossa di Dante Alighieri in Ravenna non può,pei destini felicemente mutati d’Italia,considerarsi come perpetuazione di esilio,una essendo la legge che raccoglie vincolo tutte le città italiane; considerando che la città di Ravenna,desiderosa di associarsi alla celebrazione del sesto centenario di Dante,non si appresterebbe in retta guisa ad onorare la memoria del grande italiano,abbandonando altrui quelle sacre ceneri che furono e sono oggetto di tanto culto ed amore dei cittadini ravennati; Il Consiglio Comunale incarica la Giunta di indirizzare a nome della città di Ravenna una fraterna parola al Consiglio municipale di Firenze esprimente rammarico di non poter accoglier la sua preghiera”. Il caso è chiuso.

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