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Itinerari danteschi di Roberto Naldini (Torino 32) – Brunetto Latini –

Lo studio di Dante non è soltanto un piacere,una lezione; è una disciplina fortissima del cuore,dell’intelletto,dell’uomo.
(Gladstone)

Questo mese parleremo di un personaggio che,anche se non troppo noto ai più, è stato fondamentale per la crescita educativa e culturale di Dante Alighieri. Trattasi di Brunetto Latini,maestro e insegnante di “rettorica”,parola che all’epoca aveva il significato di “arte dell’eloquenza,del parlar bene”,completamente diversa dal significato attuale. Lo storico Giovanni Villani scrive di lui che fu: “sommo maestro in rettorica”e “cominciatore e maestro in disgrossare i Fiorentini,e fargli scorti in bene parlare,e in sapere guidare e reggere la nostra repubblica secondo la Politica”.Brunetto Latini,figlio del Notaio Bonaccorso Latini,nasce alla Lastra (poco fuori Firenze,sulla via Bolognese) intorno al 1220. Il padre lo indirizza verso la carriera notarile che gli fa ricoprire importanti cariche pubbliche nel governo di Firenze. Dopo la morte,nel 1294 viene sepolto nella chiesa di S.Maria Maggiore,all’angolo con via Cerretani,dove si trova tuttora. Dante,nonostante un atteggiamento di ammirazione e deferenza verso colui che è stato il suo maestro,lo colloca all’Inferno,nel girone dei sodomiti (canto XV). Va ricordato che il peccato di sodomia era frequente a Firenze nel XIII secolo,specialmente nelle classi sociali più erudite,sia come ricerca del piacere fisico,sia come una sorta di contraccettivo naturale,tanto che per indicare persone con questa tendenza,addirittura a livello europeo si era coniato il termine “Florenzen”. Non era infrequente che ciò si verificasse specialmente fra il maestro e l’allievo,ma non abbiamo nessun accenno che questa situazione si sia verificata fra Brunetto Latini e Dante. Nello stesso canto,a riprova che il “vizio” di sodomia fosse comune nelle classi sociali più elevate,Dante colloca “cherci e litterati grandi”. Cherci erano chierici,cioè Ecclesiastici,uomini di chiesa,(che anche ai nostri tempi non sono esenti dal medesimo “peccato”). Uno di questi era il Vescovo Andrea dei Mozzi,che resosi colpevole di alcuni scandali all’interno della chiesa Fiorentina fu trasferito a Vicenza,dove morì poco dopo il suo arrivo. Dante descrive questo episodio con una terzina che direi quasi comica.

Colui potei che dal servo dei servi (servo dei servi è l’allora papa Bonifacio VIII,acerrimo nemico di Dante) fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione (fu trasferito da Firenze a Vicenza,dove scorre il Bacchiglione)
dove lasciò li mal protesi nervi (lascio a voi immaginare quale sia per un vescovo “il mal proteso nervo” !)

Veniamo adesso alla descrizione della lapide marmorea che ci ricorda Brunetto Latini. Questa si trova sul lato della chiesa di S.Maria Maggiore,che si affaccia su via Cerretani (quasi in angolo con Piazza S.Maria Maggiore),questo il contenuto:

..in la mente m’è fitta,e or m’accora,
la cara e buona imagine paterna
di voi,quando nel mondo ad ora ad ora
m’insegnavate come l’uom s’etterna.

Nella mente mi è fissata,impressa,e ora mi stimola un sentimento che arriva dal cuore (m’accora),la cara e buona immagine paterna di voi, quando durante la vita,di volta in volta,(ad ora ad ora)mi insegnavate come un uomo diventa eterno. In pratica Dante ringrazia Brunetto Latini di avergli trasmesso quella cultura che insieme al suo genio, successivamente ha permesso al poeta di scrivere il suo capolavoro,che di fatto lo ha reso eterno,visto che oramai viene letto e studiato da circa settecento anni,e lo sarà certamente nei secoli a venire.
Grazie per l’attenzione,alla prossima.