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Itinerari danteschi di Roberto Naldini (Torino 32) – Dante e San Francesco.

Il 4 Ottobre si festeggia S. Francesco, così mi è sembrato doveroso parlare del Santo Patrono d’ Italia, e dello stretto rapporto che lega Dante Alighieri ed il Santo Assisano alla Divina Commedia, oltre all’importanza che ha per me, in quanto Francesco è anche il nome di mio figlio. Detto questo passiamo a ricordare solo alcune note biografiche di S. Francesco, che nacque ad Assisi nel 1181, figlio di Pietro di Bernardone e della nobile Giovanna Pica. Il padre ricco commerciante di tessuti, lo indirizzò agli studi presso le scuole dei religiosi di Assisi, con l’intento di fargli poi proseguire la sua già avviata attività.
Durante una delle continue guerre che al tempo si combattevano tra Perugia ( guelfa ) e Assisi, ( ghibellina ) Francesco fu catturato ed imprigionato, e da qui iniziò la rivisitazione della sua vita.
Una volta liberato, Francesco riprese il suo lavoro di commerciante con il padre, e durante un viaggio a Roma per vendere una partita di stoffe, non solo regalò il ricavato della vendita ai poveri, ma scambiò i suoi indumenti con gli stracci di un mendicante, e si mise a chiedere l’elemosina davanti a S. Pietro.
Ma è nel 1205 che accade l’episodio che cambierà radicalmente la sua vita. Mentre prega nella chiesa di S. Damiano sente una voce proveniente dal Crocifisso che per tre volte gli dice: ” Francesco,va e ripara la mia chiesa, non vedi com’è ridotta ! ” Una curiosità del Crocifisso di San Damiano sta nel fatto che è l’unico nel quale Gesù Cristo è ritratto ad occhi aperti.
Francesco allora prende tutta la merce che può dal negozio del padre, va a Foligno e vende tutto, compreso il cavallo, e dona il ricavato al parroco di S. Damiano perché la Chiesa possa essere riparata.
Il padre va su tutte le furie, e anche con l’approvazione dei suoi concittadini lo pone a giudizio di fronte al Vescovo. Una volta finita l’esposizione dei fatti da parte del padre al cospetto del Vescovo, Francesco senza ulteriore indugio si denudò di fronte a tutti e disse:
“Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”. 
Questa scena è magistralmente rappresentata da Giotto, in uno degli affreschi situati nella Basilica Superiore di Assisi.
In pratica, il Santo di Dante “è” Francesco, definito sposo della “Povertà”,che era rimasta”vedova” per undici secoli, cioè fino dalla morte di Cristo sulla Croce, e nessuno l’aveva “sposata” di nuovo con tanto amore. Parlando dei nostri giorni, l’attuale Papa Francesco, sta cercando di riportare la Chiesa di Roma ad una maggiore morigeratezza verso i beni terreni, non senza grosse difficoltà e resistenze.
Veniamo adesso a Dante che nell’ XI canto del Paradiso apre il suo elogio a Francesco con una terzina di critica verso l’attenzione degli uomini per i beni terreni:

1) O insensata cura de’ mortali,
Quanto son difettivi silogismi
3) Quei che ti fanno in basso batter l’ ali !

O insensato affanno ( cura ) degli uomini, quanto sono manchevoli le argomentazioni ( difettivi silogismi ) che ti fanno volare basso. ( cioè attento solo alle cose terrene )
Si prosegue con un’accurata descrizione della posizione geografica di Assisi. (o Ascesi come la chiama Dante, dal greco Askesis, ascendere, salire, infatti Assisi è posta in alto )

43) Intra Tupino e l’acqua che discende 49) Di questa costa, là dov’ella frange
Del colle eletto dal beato Ubaldo, più sua rattezza,nacque al mondo un sole,
fertile costa d’alto monte pende, come fa questo talvolta di Gange,
onde Perugia sente freddo e caldo però chi d’esso luogo fa parole,
da Porta Sole; e di rietro le piange non dica Ascesi, che direbbe corto
48) per grave giogo Nocera con Gualdo, 54)ma Oriente, se proprio dir vuole.

Cerchiamo di capire:
Tra i fiumi Topino e Chiascio, che scende da Gubbio ( l’acqua che discende dal colle eletto dal beato Ubaldo) digrada un pendio montano, (il monte Subasio ) dal quale arrivano a Perugia attraverso Porta Sole (una delle porte di accesso a Perugia, oggi distrutta ) il freddo ed caldo. Sull’altro versante del monte Subasio si trovano Nocera Umbra e Gualdo Tadino, che “piangono”, sia per una peggiore posizione geografica ( dicesi bacìo, cioè luogo esposto a Nord ) che per il malgoverno dei Guelfi di Perugia. Dunque, dove il monte Subasio “spiana” ( dov’ella frange più sua rattezza, “ripidezza” ) sorge Assisi, dove nacque un “sole”, S. Francesco, come succede quando nasce il sole di Gange, cioè dalla parte del fiume indiano, che era l’ultima terra orientale conosciuta. Però chi vuole parlare di questo luogo, non dica Assisi, (Ascesi ) ma Oriente, cioè il luogo dove nasce in realtà il sole. ( Francesco,in questo caso )

106) nel crudo sasso intra Tevero e Arno
Da Cristo prese l’ultimo sigillo,
che le sue membra due anni portarno.

Il monte della Verna, (nel crudo sasso) nell’Appennino toscano,tra l’alta valle del Tevere e quella dell’Arno, dove avvenne il miracolo delle Stimmate, che sono il materiale sigillo che Cristo impresse a Francesco, ad immagine diretta della sua passione. Successe nel 1224, e da li a due anni il Santo morì.
La leggenda narra che Francesco, prossimo alla morte fece richiesta ad una donna conosciuta durante i suoi soggiorni a Roma, tale madonna Jacopa dei Settesogli, di un particolare tipo di dolce, un mostacciolo, composto da miele, mandorle, arancia e qualche spezia. Parrebbe un peccato di gola, (all’epoca peccato mortale) ma potrebbe anche trattarsi della sublimazione del suo Cantico:
Laudato si’, mi’ Signore,per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi
fructi con coloriti fiori et herba……

Grazie per l’attenzione, alla prossima , Roberto Naldini Torino 32

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