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Itinerari Danteschi di Roberto Naldini (Torino 32) – La Lapide della chiesa di S.Salvi

Questo mese continueremo il nostro viaggio con una visita che ci porterà in periferia,ed esattamente presso la chiesa di S.Salvi. Poche note per dire che la chiesa fu costruita a partire dal 1048 per volere di San Giovanni Gualberto,fondatore anche della stupenda Abbazia di Vallombrosa. La chiesa stessa ha una grande importanza nella vita di Dante,in quanto presso di essa e nei suoi dintorni si stabilì il quartier generale dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo durante la sua discesa in Italia nel 1312.(Da cui il nome dell’odierna via del campo d’Arrigo) L’imperatore assediò Firenze per sei settimane,ma non riuscendo a sfondare decise di ritirarsi. Morì pochi mesi più tardi nei pressi di Buonconvento vicino a Siena.Con la morte di Arrigo VII (l’alto Arrigo come lo chiamerà il poeta nel Paradiso)tramonta definitivamente la speranza di Dante di rientrare a Firenze dall’esilio.
Adesso veniamo al contenuto delle due terzine che si trovano su una lapide posta sulla destra dell’ingresso della chiesa.

<> diss’ei: <>,diss’ei,(Forese Donati)che quei che più n’ha colpa,(Corso Donati)vegg’io a coda d’una bestia tratto,(in pratica,vedo io attaccato per le braccia alla coda di un cavallo,in quanto era il modo per trasportare i condannati al patibolo,che il più delle volte vi arrivavano già cadaveri)inver (verso)la valle ove mai non si scolpa (dove non è possibile essere assolti:l’inferno).La bestia ad ogni passo va più ratto (velocemente),crescendo sempre (aumentando la velocità),fin ch’ella il percuote(verosimilmente il cavallo lo colpisce con calci,o percosso dal terreno sul quale il condannato è trascinato),e lascia il corpo vilmente disfatto.(lacerato dai calci del cavallo e dagli urti sul terreno).
Si nota chiaramente come Dante faccia sfoggio della fantasia e della sua vena poetica,per trasformare un assassinio reale come quello di Corso Donati,(del quale Dante viene a conoscenza durante l’esilio)in una morte crudele e altamente scenografica. Tutto questo è mosso dall’odio che il poeta prova per Corso,ritenuto responsabile del perdurare del suo esilio (nonostante,Gemma, la moglie di Dante fosse una Donati),così da riservargli una fine più cruenta possibile.
Grazie dell’attenzione,alla prossima.

Roberto Naldini Torino 32 r_naldini@libero.it

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