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Itinerari danteschi di Roberto Naldini (Torino 32) – XXVIII canto dell’inferno

Gli atti terroristici ad opera dell’ I.S.I.S.( Islamic state Iraq Siria) mi fanno venire alla mente un’analogia con il XXVIII canto dell’inferno,dove sono puniti i “seminatori di scandalo e di scisma”,fra cui appunto Maometto,fondatore della Religione Islamica, e suo cugino e genero Alì,quarto successore come califfo (597-660).Noi oggi sappiamo bene che Maometto convertì alla religione musulmana popolazioni allora pagane,non cristiane; non operò dunque uno “scisma” vero e proprio. Ma al tempo di Dante le cose non erano così chiare. Gli Arabi erano dilagati travolgendo tutto per l’intero bacino del Mediterraneo,avevano occupato la Spagna,minacciato l’Europa; (I terroristi odierni minacciano una nuova invasione) ancora nel Trecento,frequenti loro scorrerie spargevano il terrore sulle coste meridionali e centrali dell’ Italia. Leggende,credute vere,correvano sulla figura di Maometto:che fosse un cristiano traviato,addirittura un cardinale deluso di non essere divenuto Papa. Maometto appariva dunque come una forza demoniaca scatenata in seno alla cristianità. Il poeta si compiace della sua orrenda punizione,indugiando a descriverla in ogni particolare. L’analogia sta nel fatto che in tutti e due i casi lo scenario ha un che di apocalittico. Nell’odierna realtà vediamo stragi ed uccisioni che in molti casi non ci vengono neppure mostrate per intero,data la loro crudeltà;e ci fanno dire come sia possibile che a poche centinaia di km dalla cosiddetta civiltà occidentale,fatta in massima parte di stati democratici e di diritto,possano accadere delitti così disumani ed efferati. Parallelamente il XXVIII canto è uno dei più truculenti e scenografici dell’inferno Dantesco. Per rappresentare la pena di questi disgraziatissimi dannati,Dante si serve di termini del linguaggio tecnico e del più volgare lessico quotidiano,di immagini schifose con dovizia di particolari,messe insieme con maestria da regista teatrale.
Vediamo dunque di leggere come Dante descrive l’incontro con Maometto e suo genero Alì,e spiegarlo al meglio nel nostro italiano attuale.

Già veggia,per mezzul perdere o lulla,
com’io vidi un,così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.
Tra le gambe pendevan le minugia
La corata pareva e ‘l tristo sacco
Che merda fa di quel che si trangugia.
Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
guardommi e con le man s’aperse il petto,
dicendo: Or vedi com’io mi dilacco !
Vedi come storpiato è Maometto !
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

Non ho mai visto,dice il Poeta,fondo di botte, (veggia)per il fatto che perda (per perdere) il mezzùle(doga centrale dove si applica il rubinetto)o la lulla, (doga laterale che chiude il cerchio) sia così squarciato, (si pertugia)così come io vidi uno tagliato (rotto)dal mento all’ano. (dove si trulla,letteralmente dove si scorreggia) Tra le gambe penzolavano le budella (minugia),la corata (termine complessivo per indicare il cuore,il fegato,i polmoni e la milza)e ‘l tristo sacco (lo stomaco,tristo ha valore di lurido per ciò che è detto nel verso seguente)che merda fa di quel che si mangia. Mentre mi fisso a guardarlo,Maometto mi guarda a sua volta e con le mani si apre il petto: Or vedi come sono aperto (mi dilacco,da lacca= coscia e quindi laccare= aprire le cosce). Vedi come è ridotto Maometto ! Davanti a me se ne va piangendo Alì, rotto (fesso) nel volto dal mento ai capelli (ciuffetto). Si noti come Dante voglia dare continuità alla ferita riservata a Maometto (dall’ano al mento)con quella di Alì (dal mento al ciuffetto),quasi come una successione parentale fra i due. Per concludere,sono oramai molti secoli che in maniera più o meno esplicita,mondo arabo e mondo occidentale si fronteggiano dando vita anche ad eventi di guerra (vedi invasioni arabe in Europa,o le “crociate” che si protrassero dall’ XI al XIII secolo, promosse dall’occidente contro i musulmani) Ci sarà una speranza che popoli animati da religioni diverse possano in un futuro prossimo vivere in pace ? Le premesse odierne non lasciano spazio a fondate speranze nel breve periodo. Spero di sbagliarmi. Grazie per l’attenzione,alla prossima.