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Itinerari Danteschi di Roberto Naldini (Torino 32) – Inferno,Canto I

Itinerari danteschi a cura di Roberto Naldini (Torino 32)

Cari amici di Facebook, nutrendo una grande passione per Dante Alighieri cercherò, con tutti i limiti della mia formazione da autodidatta, di farvi conoscere alcuni aspetti del carattere e delle opere di questo grande poeta. A prova di ciò, dobbiamo sapere che i più grandi studiosi della letteratura dantesca sono stranieri, molti dei quali per analizzarne le opere e capire il contesto in cui Dante visse, hanno dimorato a Firenze per lunghi periodi; uno dei più famosi tra questi è Henry Longfellow che ha tradotto in inglese la Divina Commedia, ed una lapide posta sulla sinistra dell’ingresso dell’attuale Hotel Minerva ci ricorda proprio dove  egli ha dimorato durante il suo soggiorno fiorentino. Sicuramente la Commedia stessa, tradotta in inglese, l’aveva letta anche Herman Melville, autore di Moby Dick, romanzo la cui scena della fine del capitano Acab assomiglia molto al naufragio di Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno. Detto questo, per cominciare non vedo miglior modo che enunciare l’incipit dell’opera più conosciuta di Dante Alighieri.

Inferno,canto I

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

Una terzina, questa, che quasi tutti gli italiani, compresi coloro che hanno una cultura elementare, conoscono. Versi scritti più di settecento anni addietro che appaiono semplicissimi nel loro significato letterale. E passaggi che ci fanno capire anche la peculiarità della nostra lingua la quale, pur se a distanza di sette secoli, e’ cambiata pochissimo rispetto ad oggi tanto che  circa l’80% dei suoi vocaboli sono uguali ad allora. Ma cosa voleva esprimere veramente Dante con queste parole? E’ evidente che il poeta usa la metafora per far trasparire un disagio che sta vivendo all’età di  trentacinque anni. Alcuni dicono che si trovasse in uno stato di profonda prostrazione e che, per liberarsene, iniziasse un viaggio introspettivo voluto da Dio attraverso i tre regni dell’aldilà (era convinto di essere un predestinato!); altri, tra cui il sottoscritto, ritengono invece che l’obiettivo fosse piuttosto la volontà di incontrare di nuovo Beatrice, suo amore irrealizzato, oramai morta da molto tempo. Fatto sta che ognuno di voi può pensarla a proprio piacimento poichè nessun  dantista , neanche il più affermato, potrà dire che abbiate torto se date a questi versi una vostra personale interpretazione. Dobbiamo inoltre ricordare che dopo la sua uscita, la Commedia, come si chiamava in origine, era considerata “scandalosa”, e non ben vista dalla chiesa sia in ragione delle pesanti critiche che Dante rivolgeva a Papi e cardinali, sia a causa dell’uso di alcuni vocaboli “sconci” per il tempo che fu. Vediamo a questo proposito di fare un piccolo elenco: “turbo”, “perizoma”, “puttana”, “merda”, “fiche”, “culo”. Lo stesso Niccolo Machiavelli, molto critico nei confronti di Dante nel suo “Discorso intorno alla nostra lingua”, lo accuso’ di portare dispregio alla città con le sue “parolacce”. Nel prossimo numero andremo in giro per Firenze guidando virtualmente a “testa in su” e, leggendo alcune terzine scolpite su delle lapidi, ci renderemo conto di come i luoghi che tutti i giorni attraversiamo siano i medesimi che sette secoli orsono furono teatro di accadimenti che hanno fatto la storia…alla prossima.

 

 

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