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La pallina da tennis di Luca Sellerio (FI 02) – Errata Corrige

Uno splendido manager di mezza età accompagnato da un altrettanto splendida giovane segretaria si accomodano sul sedile posteriore e mentre ci dirigiamo verso Firenze Nova, zona di banche e businnes, parlano liberamente degli affari loro come se fossero soli e la macchina fosse radiocomandata dalla centrale.
Ma io ci sono e ascolto sempre i discorsi che sono costretto ad ascoltare.
Entrambi erano vestiti elegantemente, fin troppo, per un appuntamento di lavoro anche se importante.
Lui intanto faceva il ganzo e lei la bona svampita.
Parlavano di lavoro ma si dicevano un sacco di altre cose.
Gli attegiamenti erano inequivocabili. Se non era un flirt poco ci mancava.
Si piacevano. Lui era il boss e lei lo sottolineava con un continuo cinguettare di “Si, si. Certo, certo!”
“Vedi cara, nelle brochure di presentazione queste cose vanno inserite sicuramente….” Spiegava lui con fare gentile ed accondiscendente.
“Si, ma certo però bisognerebbe aggiungere anche questo al punto tre!” Cinguettava lei.
E via avanti in questo modo commentando la brochure.
Non essendo dentro l’argomento e non sapendo di che cosa stessero parlando, io sinceramente non ci stavo capendo niente ma ad un certo punto mi accorgo che il tono del discorso sta cambiando.
“No! Qui è sbagliato! Così non va bene!” Dice lui in modo severo.
Alzo gli occhi sullo specchietto e vedo lei che sbatte le ciglia aprendo gli occhioni grandi da cerbiattina in modo struggente e disarmante.
“E allora cosa facciamo?” Chiede lei languidamente.
Ah, le donne! Lo sanno bene loro come fare ad abbindolare gli uomini! Non è possibile arrabbiarsi con una segretaria così.
Infatti.
“Allora dovremo aggiungere un’errata corrig!”
“Scusa?” Fa lei titubante.
“Un errata corrig.” Risponde lui. “Non sai cos’è?”
Il silenzio di lei è molto più eloquente di mille parole.
“L’errata corrig è l’elenco degli errori che ci sono in un libro e si aggiunge dopo la stampa con la relativa correzione.” Spiega il manager in modo paternalistico alla giovane impiegata.
“Ah, si?!?” Risponde lei affascinata dalla cultura dal suo capo.
E lui gonfiandosi per la bella figura fatta con la giovane segretaria aggiunge: “E’ inglese!”
Un improvviso violentissimo colpo di tosse mi fa quasi soffocare e per un non nulla riesco ad evitare un tamponamento catastrofico.
Il Latino non è certo il mio forte. I miei ricordi scolastici si perdono fra le nebbie del tempo e poi non mi piaceva nemmeno ma fino al carpe diem, alea iacta est ed errata corrige ci arrivo anch’io.
Così, anche per divertimento e per sgonfiare un po’ la boria del manager mi intrometto nell’ erudita disquisizione.
“Eh, si quando gli inglesi fanno dei pastrocchi li chamano errata porridge!” Dico loro riferendomi al piatto inglese che non è altro che una zuppa d’avena. Un pastrocchio appunto!
I due si accorgono di non essere soli in macchina e che qualcuno per forza la stava guidando. Entrambi mi guardano con fare sorpreso come dopo un brusco risveglio e mi osservano con fare interrogativo.
Anche per rompere il silenzio che si è creato, cerco di dar loro una spiegazione.
“Scusatemi se mi sono intromesso, ma non sono riuscito a stare zitto. Non è inglese ma latino e si dice errata corrige con la “e” finale.”
Il silenzio diventa ancor più silenzioso, quasi assordante.
Oh, porca miseria! Ma che ho fatto!
Ma che li avrò congelati tutti e due?
Mi metto zitto zitto a guidare il mio frigorifero a quattro ruote.
Finisco il mio servizio nel silenzio più assoluto.

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