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La pallina da tennis di Luca Sellerio (FI 2) – “A passo di danza”

Oh, mamma mia! Ma com’è ridotta questa qui! Quando arrivo davanti all’indirizzo trovo ad aspettarmi una ragazza conciata in modo incredibile. Indossa un tubino azzurro – molto “ino” – e se ne sta appoggiata al muro per non cadere dai trampoli che ha ai piedi. Più che di un equilibrio precario lo descriverei come un un fenomeno paranormale, quasi mi trovassi davanti a qualcosa che le leggi della fisica non riescono a spiegare. Incredibile che riuscisse a mantenere ancora una posizione simile a quella verticale.In una mano teneva la tracolla della sua pochette, che ciondolava aperta, rischiando di far cadere tutto il contenuto in terra. Nell’altra una ciocca dei suoi capelli ricci lunga una ventina di centimetri. Non stò parlando di extension ma di una ciocca vera e propria, perché il punto da dove era stata tagliata era ben visibile sul un lato della fronte. Il trucco era completamente sfatto, gli occhi e le guance nere per il mascara spalmato ovunque, il rossetto di un rosa tenue, o almeno quello che ne rimaneva, era da tutte le parti escluso che sulle labbra. Quando prova ad avvicinarsi alla macchina il suo primo passo è incerto, la caviglia si storge oltre quello che ritengo umanamente possibile.La mano con la borsa si appoggia subito al muro e capisco che non è in grado di staccarla da lì senza cadere. “Ferma che ti vengo ad aiutare!”Le urlo prima che succeda il peggio e sia costretto a risollevarla da terra. Almeno un barlume di coscienza le deve essere rimasto perchè si ferma davvero ad aspettare che vada ad aiutarla anche se come risposta non ottengo molto di più di uno strano verso, più simile a un grugnito che a una parola. Come mi avvicino subito una fiatata all’alcol puro mi fa quasi perdere i sensi … ma un uomo come me non si può arrendere così alla prima difficoltà! “Penso sia meglio che tu scenda da quei trampoli se non ti vuoi rompere una caviglia!” Anche ora la risposta non è molto chiara ma almeno riesco a capire che la ragazza è americana così provo a parlarle in inglese. Non è che la situazione migliori di molto. La ragazza continua a non rispondermi anche se sembra che riesca a capirmi. Tenta così volenterosamente l’impresa dell’estrazione del trampolo seppur con esiti che lasciano alquanto a desiderare. La cosa è più facile da dirsi che a farsi, ma slacciare quel benedetto lacciolino per togliersi i trampoli,in quella situazione, assomiglia di più a un gioco di prestigio. Come mi avvicino mi si butta letteralmente addosso e mi afferra come una ciambella di salvataggio. Come mi abbasso per toglierle la scarpa, sento la sua mano poggiarsi sulla schiena e gravarmi di tutto il suo peso. Rimanere in equilibrio su una gamba sola in quelle condizioni è pressoché impossibile, ci vorrebbe una magia. Ci fosse Massimo, il collega mago … mi potrebbe aiutare insegnandomi in un minuto qualche trucco di levitazione! Meno male che i piedi non le puzzano perchè dopo la fiatata d’alcol non credo che resisterei ad un secondo attacco, non sono poi così attrezzato per la guerra chimica! Conclusa l’operazione sul primo piede mi accingo a proseguire con il secondo. Alzo lo sguardo per chiedere l’ok alla prosecuzione della procedura e vedo che la signorina non indossa le mutandine.
Eh,no è! Così non è leale! Tutta la mia concentrazione fa a farsi fottere! (Termine azzeccato no?) Sono costretto a passare al piano “C”! Chiudere gli occhi e procedere al buio! Il piano “B”, cioè andare a tentoni, sarebbe stato troppo rischioso e non avrebbe dato le garanzie necessarie all’esito dell’impresa. Sim, sala, bim! Faccio la magia! Riesco a farla scendere anche dal secondo trampolo senza ulteriori complicazioni. Peccato non avere del pubblico intorno a me… Massimo, che ci intrattiene con i suoi simpaticissimi giochi di prestigio, sarebbe stato orgoglioso della mia performance!Lei è avvinta come l’edera e nonostante mi faccia rischiare il soffocamento per la presa al collo riesco a portarla fino alla macchina.Finalmente posso liberarmi dalla stretta avvinghiante e la mollo sul sedile. Mentre riprendo fiato, mi accorgo che per lei tirare su le gambe è oltre le poche capacità rimastele. Allora le sollevo le gambe e gliele rincalzo all’interno della macchina. Mentre faccio il giro per salire prego che almeno sia capace di darmi l’indirizzo. Dopo una lunga ricerca nei meandri della pochette riesce a darmi un bigliettino dell’albergo dimostrando un minimo di organizzazione.Non mi fece molta compagnia durante il viaggio, assalita com’era da cascaggini che si susseguivano ad ondate. Meno male che il respiro era regolare e non mi faceva temere per la pulizia della macchina! Arrivati all’albergo scendo, sistemo la ciocca di capelli in borsa, prendo le scarpe e mi accingo alla nuova impresa, cioè quella di farla scendere.

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