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La pallina da tennis di Luca Sellerio (FI 2) – Non capirò mai le donne

Sono a chiacchera con un collega alla stazione di Santa Maria Novella, quando l’occhiata di traverso che lancia alle mie spalle mi insospettisce.
La zaffata di alcool che raggiunge le mie narici mi mette in agitazione.
L’occhiata di sollievo del mio collega che realizza di non essere lui il primo, perché invece sono io, mi congela.
Mi volto e vedo una figura traballante che, concentratissima, si sta impegnando con tutte le sue forze nel tentativo di raggiungerci.
Il collega con una vena di sadismo nella voce sottolinea il suo sollievo annunciandomi : “Forse “questo” vuole un taxi! E tu sei primo!”
Mi guardo attorno in cerca di una via di scampo ma non ne trovo, anche perché siamo solo in due in quel momento fermi al parcheggio.
Con un accento brasiliano il tipo esordisce con l’inevitabile: “A chi sta?”
L’esperienza insegna a non rispondere subito a una domanda così diretta ma piuttosto di tergiversare per poter rendersi conto delle reali condizioni di chi ti trovi davanti e se sia davvero il caso di farlo salire senza rischiare di ritrovarsi tutta la macchina ibrattata dalle consequenze delle esagerazioni notturne.
“Buongiorno”. Saluto, mentre penso che lui sia convinto sia ancora sera.
“Dove vorrebbe andare?” Chiedo omettendo dalla domanda la precisazione: “in queste condizioni?”
“A casa!” Risponde mentre sta combattendo la sua personalissima lotta con l’equilibrio.
Da un lato la sua risposta è ineccepibile perchè in quelle condizioni la scelta di andare a casa è davvero la più sensata, dall’altro non è molto esauriente perché so un accidenti io di dove abita.
Per cui la domanda sorge spontanea: “E casa sua dove rimane? Mi sa dare l’indirizzo?”
Un’espressione di sconforto vela il suo sguardo già abbastanza appannato. Sembrava fosse perso in mezzo alla val Padana!
“Dalle parti dell’Esselunga di via Masaccio. Sa dov’è?” Mi dice sperando che potesse bastare come indicazione.
Mai partire senza sapere l’indirizzo! Mettersi a seguire le indicazioni di un ubriaco poi, che cerca la strada di casa, è il modo migliore per buttare via la giornata consumando il pieno di carburante e girando in tondo.
“Non potrebbe essere più preciso?” Chiedo scettico conoscendo già la risposta.
Se gli avessi chiesto di spiegarmi in parole povere la teoria della relatività di Einstein penso che avrei visto nei suoi occhi la medesima espressione.
“… Aspetti …” Riesce alla fine a biascicare. “Chiamo mia moglie.” Mi informa
con un’espressione di trionfo e si mette ad armeggiare con il telefono.
“… Si, ciao … Si … Lo so … Ma … Si … Aspetta un attimo… Si … Ma l’indirizzo di casa? …Si, ho capito! … Ma dove abitiamo! … Devo prendere un taxi! … Ah già!”
E poi rivolgendosi a me interrompendo la chiamata: “In via Tal dei Tali al n. XXX!”.Siccome del tipo non mi fido molto mi faccio passare il telefono e ricevo la conferma dell’indirizzo.
Anche se le condizioni non sono delle migliori mi rendo conto che non rischio la pulizia della macchina e mi decido a fare il mio lavoro accompagnando il cliente.
Quasi per smentirmi il tipo manca decisamente la maniglia dello sportello e perdendo l’appoggio rischia una caduta rovinosa evitandola solo con l’intervento provvidenziale di non so quale spirito (visto che in corpo ne ha sicuramente abbastanza), ma che non credo sia quello Santo.
Fornisco subito al cliente il sacchetto per gli eventuali “ripensamenti” e lui comincia a raccontarmi la sua storia.
“La mi moglie non me la dà mai!” Attacca con l’eloquenza sconclusionata degli ubriachi.
“Ho 25 anni e voglio trombare!” Prosegue senza andare troppo per il sottile nell’usare vocaboli ricercati.
Mi racconta tutto questo come a voler trovare comprensione o una sorta di assoluzione dicendo che era colpa della moglie se lui era uscito arrabbiato la sera prima e aveva passato la notte spendendo più di 250 euro per divertirsi bevendo e andando a letto con un’altra.
“Ma quanto tempo ci vuole per arrivare a casa?” Mi domanda come ritornando per un attimo alla realtà.
“Meno di cinque minuti, non siamo lontani.” Rispondo sollevato per la consapevolezza che fra pochi minuti mi sarei liberato dello scomodo cliente.
“Ok, così dico a mia moglie di scendere per pagarti perché io ho finito i soldi.” Mi annucia facendomi subito ripiombare nello sconforto.
Figuriamoci se riscuoto! Ora questo passa la notte fuori, torna ubriaco fradicio e vantandosi delle sue prestazioni sessuali, si presenta alla moglie con un bouquet di corna e spera anche che questa scenda e gli paghi il taxi!
Ma che è un film?
Devo essere su “Scherzi a parte”!
Arrivo a destinazione. E come volevasi dimostrare il mio cliente mi porge gli ultimi 5 euro che gli erano rimasti in tasca con un sorrisino fra l’ebete e l’imbarazzato.
Rassegnato non mi metto nemmeno a discutere tanto non sarebbe servito a niente.
Poi all’improvviso sento urlare : “Aspetta! Aspetta!”
E’ una “tipa” che sarebbe meglio definire “topa” con un abbondante cardigan nero lasciato aperto: sotto ha soltanto una canottierina nera tagliata appena sotto un paio di tette da sogno e dei pantaloncini di jeans così corti che sembravano più mutande che altro.
“Ti bastano?” Mi chiede porgendomi dieci euro mentre si accinge a estrarre dalla macchina colui che capisco essere davvero suo marito.
Non riesco ad emettere alcun suono tanto sono sorpreso. La mascella mi cade lasciandomi sul volto un’espressione allibita che deve sembrare alquanto stupida
“o stupita”?
Ma come?!? Questo tipo passa la notte fuori facendole le corna, torna tutto briaco e questa topa di moglie lo aspetta mezza nuda, gli paga il taxi e se lo riprende abbracciandoselo stretto stretto?
Una rassegnante consapevolezza si fa spazio nella mia mente: non sarò mai capace di capire le donne.

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