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La pallina da tennis di Luca Sellerio (Firenze 02) – Anonima sequestri

“Pronto?… Si … vorrei essere prelevata in via Colonna angolo Farini.” Dice al telefono l’ignara vittima.
“Arriva “Orgosolo 2″ in cinque minuti. Arrivederci.” Risponde con professionalità la centralinista.
Eh, si! Ho dovuto cambiare sigla. Mi è dispiaciuto molto dover rinunciare alla mia dopo tanti anni, mi ci ero affezionato ma per la nuova situazione fiorentina siamo stati costretti a prendere delle drastiche misure per far fronte alla realtà.
Come sigla avrei potuto scegliere fra diverse possibilità: “Scampia 24″, “Corleone 16″ o “Locride 32″.
C’era a disposizione anche “Vigata 17″ ma con il commissario Montalbano in giro sarebbe stato difficile portare avanti qualsiasi, chiamiamola così, attività.
Allora ho scelto Orgosolo perché dopo aver visitato il paese sono rimasto davvero sorpreso dai bellissimi murales che colorano ogni angolo delle case e secondo me, vale davvero una visita. Mi sono lasciato coinvolgere dalle storie raccontate da questi murales coloratissimi con frasi e poesie che ti portano a riflettere su tante cose.
Ma soprattutto ho scelto questa sigla in onore di Graziano Mesina, forse il più importante e famoso esponente dell’Anonima Sarda.
Anche la cooperativa stessa ha dovuto apportare alcune modifiche. Continua si, a chiamarsi ancora SOCOTA, solo che prima voleva dire SOcietà COperativa TAxi, mentre ora l’acronimo sta a significare “Sequestri Ostaggi Con Organizzazione Trasferimenti Autorizzati. (“Autorizzati” in quanto bisogna comunque essere in possesso di apposita licenza.)
Insomma, quella mattina mi presento puntualmente alle 8.02 all’indirizzo di via Farini, prelievo la mia vittima e con professionalità la faccio accomodare sul retro del mio veicolo.
“Buon giorno, dove la posso liberare?” Anche se si tratta di un sequestro non capisco perché io non debba essere gentile con la mia vittima che se si comporta bene e non ne sono costretto, preferisco evitare i metodi coercitivi .
“Buon giorno, vorrei essere rilasciata a Firenze Nova in via dei Caboto per cortesia.” Mi chiede la vittima con gentilezza.
“Ce la possiamo fare in un quarto d’ora?” Aggiunge comprensibilmente interessandosi alla sua sorte.
“Farò del mio meglio ma la devo avvertire che a quest’ora c’è davvero molto traffico, per cui ho paura che questo non sarà proprio quello che in gergo chiamiamo “sequestro lampo” ma ci vorrà un po’ di pazienza.” Avverto la vittima cercando di tenerla il più tranquilla possibile.
“La ringrazio se riesce a fare il possibile avrei un po’ di fretta.” Mi dice la vittima.
Capisco perfettamente che la signora sia un po’ in ansia ma anche volendo mi è molto difficile poterla accontentare perché raggiungere a quell’ora il quartiere di Firenze Nova è davvero un’impresa.
Mi avvio in direzione piazza S. Marco e imboccando via degli Arazzieri vedo che la situazione è molto complicata. In via Ventisette Aprile il traffico è già molto lento, diversi autobus sono incolonnati uno dietro l’altro alla fermata e raggiungere piazza Indipendenza è un lavoro di grande pazienza. La mia vittima comincia ad accusare del nervosismo e gli sbuffi che sempre più frequentemente escono dalla bocca sono un chiaro sintomo dell’insofferenza che si fa sempre più pressante.
Alle 8.27 (ben 25 minuti) raggiungiamo viale Strozzi alla Fortezza. Non ci sono incidenti o motivi particolari, solo traffico, le auto rimangono bloccate nel mezzo dell’incrocio impedendo a quelle con il verde di poterlo attraversare o di immettersi nella fila.
Chiedo alla vittima se preferisce passare dallo Statuto per evitare il caos di via Ponte di Mezzo che a quell’ora sarà sicuramente congestionata ma la signora che forse iniziava già ad accusare i primi sintomi della “Sindrome di Stoccolma” preferisce il percorso classico di via Ponte di Mezzo accettando il rischio di dover passare ancora più tempo reclusa nel mio taxi. Per questo la posso anche capire, in fondo non è da tutti essere sequestrata da un rapitore come me e la signora forse forse non era poi così dispiaciuta.
Alle 8.36 siamo al semaforo di via Circondaria (9 minuti!) ma ancora le trattative per il rilascio sono in alto mare così non ci rimare che attendere che la situazione si evolva. Per ingannare il tempo si parla del più e del meno consolidando il legame fra la vittima e il rapitore che è tipico in questi casi. Analizzando la situazione ci sentiamo entrambi vittime, costretti e accomunati a subire una la realtà per la quale i veri responsabili non fanno assolutamente niente per porvi rimedio. I responsabili, si, quelli che voltano lo sguardo dall’altra parte che invece di prendere decisioni preferiscono lasciar perdere pur di mantenersi la poltrona e non ascoltano chi vive, o forse sarebbe meglio dire “chi muore” di questi problemi, fanno gli orecchi da mercante.
Comunque alle 8.45 siamo arrivati all’incrocio di via Mariti. La distanza percorsa in 9 minuti viene stimata nell’ordine di 300 metri, centimetro più, centimetro meno.
A questo punto però la trattativa per il rilascio ha una decisa accelerazione positiva. Scattato il verde le cose finalmente si mettono al meglio.
In solo due minuti arriviamo in via Caboto, il prezzo del riscatto di ben 27 euro viene pagato subito in banconote di piccolo taglio non rintracciabili e non segnate e alle 8.47, cioè 45 minuti dopo il rapimento, la signora viene rilasciata in ottime condizioni.
Certo l’avventura ha creato un notevole stress alla vittima, il viso è tirato dalla stanchezza e dall’ansia ma tutto è bene ciò che finisce bene.
Da parte mia sono costretto a dileguarmi velocemente per far perdere le mie tracce e decido di appostarmi in piazza del Terzolle in attesa per il prossimo rapimento che la centrale “Sequestri Ostaggi” mi passerà tramite radio.

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