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La pallina da Tennis di Luca Sellerio (Firenze 02) – Gnomo gnomone –

Quando la chiamata arriva dall’Hotel Garden Inn, di mattina, con la richiesta di carta di credito Amex si sa già per esperienza che la destinazione del cliente sarà il Nuovo Pignone.
Quando poi ad aspettarti davanti all’albergo trovi un indiano in divisa da ingegnere indiano, manca solo la scritta “Nuovo Pignone” sulla fronte per fugare qualsiasi dubbio.
Il mio cliente era il più classico degli stereotipi che si possono immaginare.
Scuro di pelle, capelli così neri che sembrano lucidati, baffetti d’ordinanza, camicia bianca a maniche corte con due penne infilate nel taschino come fossero le mostrine del grado militare e badge al collo esibito come un’onorificenza. Mi da l’idea che fosse però solo un sottufficiale perché di solito le penne sono tre! Pantaloni neri, la cintura con la fibbia dorata luccicante, scarpe nere, non mi ricordo precisamente ma a questo punto potrei giurare che fossero neri anche i lacci! (Non mi sfugge nulla!)
Non un saluto, nemmeno quello militare: si accomoda in macchina abbandonando volutamente il trolley dei documenti davanti alla porta come se fosse sottinteso che andarlo a prendere e metterlo in macchina fosse obbligatoriamente compito mio.
L’India è un paese con forti contrasti che si sta velocemente trasformando proiettato verso la modernità ed in molti settori è all’avanguardia ma ancora non ha avuto il tempo necessario per superare la cultura millenaria che divide la società in caste dove le classi più povere sono trattate peggio degli schiavi, mentre quelle più alte detengono il potere, sono istruite, per cui chi nasce in una casta considerata “nobile” si abitua a tenere a distanza coloro che sono più in basso nella scala sociale.
Un ingegnere che viene mandato all’estero per lavoro, ho pensato, forse appartiene a una delle caste del comando e pertanto si comporta da superiore in modo, diciamo così, naturale.
Il tassista di conseguenza è solo un servitore.
Il problema è che a me non piace essere trattato così.
Appena risalgo in macchina dopo aver sistemato controvoglia il trolley nel baule il cliente mi annuncia lo scontato indirizzo.
“Gno Gnone!”
“Gnn è?” Rispondo subito adeguandomi alla lingua usata dal mio cliente.
“Gnoo Gnoone!” Ribadisce alzando un po’ il tono della voce come se potesse servire per farsi intendere meglio.
“Ahh! Si! Gnomo Gnomone!” Rispondo con entusiasmo come se fossi stato folgorato all’istante da un’illuminazione.
“Yes!” Risponde soddisfatto e con un leggero tono di sollievo ma allo stesso tempo insofferente come volesse significare “finalmente c’è arrivato”!
“Main entrance?” Chiedo enfatizzando il mio entusiasmo come a dimostrargli che poi non fossi tanto da disprezzare ma che addirittura parlo pure un po’ d’inglese.
“Yes!” Risponde lui riprendendo il tono del superiore ora che si sentiva di nuovo tranquillo.
“And the supercazzola?” Aggiungo nel mio miglior inglese.
Ora, dovete sapere che il mio insegnante d’inglese era di madre lingua S.Fredianina! Non mi ricordo bene se era il professor Necchi che ho avuto al biennio o il professor Melandri che lo ha sostituito per gli anni seguenti. O forse era il Mascetti?
“Sorry?” Risponde l’indiano con aria interrogativa.
“I would like only to know if the scappellement is on the right!” Chiedo con l’aria più seria che mi possa riuscire.
“Sorry, i don’t know!” Mi dice un po’ spaesato non riuscendo a capire la domanda impossibile da capire.
“It doesen’t matter! It’s only for the shish!” Rispondo con aria sicura parafrasando il nostro premier che deve aver avuto gli stessi miei professori.
“For what?” Mi dice allibito.
“For the shish! Do you know Matteo Renzi?” Aggiungo con aria sicura.
“Excuse me?”
“Don’t worry! It’s not important!” Chiudo la discussione scuotendo la testa con sufficienza come se stessi parlando con un’ incompetente.
Ecco! Sono riuscito a ristabilire l’equilibrio.

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