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La pallina da tennis di Luca Sellerio ( Firenze 02) – Goooal!!!!

Mentre il signore scende sotto il tunnel della stazione, vedo che più avanti, al parcheggio, ci sono dei clienti in attesa. Passar loro davanti senza fermarmi a farne salire uno mi sembra sconveniente.
“Via! Un altro po’ di autonomia ce l’ho ancora.” Penso. “Vuol dire che in bagno ci andrò dopo questo servizio! Spero che non mi porti troppo lontano se no non so come fare a reggerla…”
Così mi fermo e la signora che sale mi chiede di portarla alla Piastra a Careggi.
“Bene!” Penso. “Anzi perfetto! Così posso andare ai bagni che si trovano all’ingresso nuovo.”
La signora siede dietro zitta zitta e io guido in silenzio. Lascio sempre l’iniziativa al cliente. Se vuol fare due chiacchere ben venga, il tempo passa meglio per entrambi; basta anche un semplice commento sul tempo per rompre il ghiaccio e fami capire che ha voglia di parlare. Chissà invece quali problemi ha questa donna che sta andando all’ospedale, immagino che i pensieri possano essere ben altri.
Certo che se ci fosse un po’ meno traffico sarebbe meglio: lo stimolo si fa di nuovo sentire. Al semaforo rosso mi vien voglia di muovere le gambe ma non posso mettermi a ballare, per cui cerco di trattenermi. Un lento da mattonella, forse, me lo posso permettere. Se la macchina davanti si muovesse un pochino più velocemente mi farebbe davvero un favore.
” Ma no! Che fa!” Impreco dentro di me vedendo che rallenta ancora di più.
“Stai a vedere che da la precedenza al bus anche se non ce l’ha!”
Proprio così. L’autista del bus certo non si fa pregare e sfrutta quel rallentamento con l’abilità di chi passa la vita in mezzo al traffico ci passa davanti.
“Questa non ci voleva!” Non tanto per la cliente che forse spenderà qualche centesimo in più, quanto per la mia voglia di ballare che mi spinge ad esibirmi in un valzer lento nell’impresa di tenerlo nascosto alla signora silenziosa sul sedile posteriore.
Sono costretto a fermarmi anch’io ad ogni fermata che fa l’autobus. Con i lavori della tramvia è impossibile superare fino alla fine di via Tavanti dove il bus cambia strada. Nel frattempo io passo attraverso balli sempre più impegnativi: dal tango argentino, limitando i casquè, a tutti i tipi di ballo latini compresa la rumba e la samba. Se si continua così finirà che arriverò al rock acrobatico, nel senso che per continuare a mascherare la mia situazione di bisogno sempre più impellente dovrò davvero fare le acrobazie.
La corsia preferenziale di via Alderotti mi si apre davanti libera come un miraggio. Vorrei scaricare a terra tutta la potenza del motore del mio taxi per evitare di scaricare altro ma mi devo trattenere pure qui. I vigili a guardia della corsia non credo apprezzerebbero una partenza a gomme fumanti. Finalmente arriviamo a destinazione ma come succede all’asino, che in vista della stalla comincia a trottare più velocemente, anche il mio bisogno aumenta iniziando ad imperlarmi la fronte. Praticamente lancio fuori la povera donna quasi senza fermarmi e raggiungo di volata il parcheggio di Careggi per correre al bagno. Ho già preparato tutto, preso il portafogli (mai lasciarlo in macchina), il telefono in tasca e come mi fermo mi catapulto fuori.
“Fermo. Fermo. E’ libero?” Mi chiede una signora che mi si para davanti bloccandomi.
“No signora, mi dispiace.” Le rispondo scansandola, o meglio … cercando di scansarla.
“Ma io ho bisogno del taxi!” Insiste impedendomi di passare.
“Questa deve aver giocato a calcio come difensore!” Penso apprezzando l’abilità con la quale me la ritrovo di nuovo davanti.
“Mi scusi ma in questo momento non sono in sevizio.” Rispondo tentando un nuovo dribbling.
“No. Non può andare via. Ho fretta!” Insiste la versione al femminile di un arcigno terzino di vecchia scuola.
“Mi dispiace davvero ma devo assolutamnete andare in bagno.” Cerco di far capire l’urgenza della mia situazione.
“Ma io non posso aspettare!” Insiste ancora senza un minimo di comprensione.
“Nemmeno io posso più aspettare.” La mia pazienza è agli sgoccioli e non solo quella aimé!
“Ma lei mi deve portare!” Tenta la carta del comando.
Posso capire che la signora sia in una situazione difficile ma in questo momento sono davvero impossibilitato a fare in modo diverso: mi devo davvero liberare, in tutti i sensi! Sia della signora che della pipi.
In quella situazione il livello della mia pazienza è molto basso.
“Ok! Se mi apre la borsa gliela faccio li dentro così poi possiamo andare!” Sbotto alla fine.
La signora sgrana gli occhi forse rimanendo sorpresa dalla risposta.
“Ma come si permette…” Mi dice indignata.
Ricordandomi di aver giocato a calcio anch’io con una finta sbilancio la signora e con un’abile mossa salto l’avversaria trovandomi il campo complatamente aperto, mi involo fino a raggiungere la porta (del bagno!)
Goooal!

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