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La pallina da tennis di Luca Sellerio (Firenze 02) – Ottomila -

Dopo aver lasciato il mio cliente, stavo scendendo via Ugo Foscolo per tornare al parcheggio di Porta Romana.
A una distanza di una cinquantina di metri mi precede una punto blu scuro che vedo rallentare, aprire lo sportello lato passeggero e, senza fermarsi, lasciar cadere due bottiglie di birra in mezzo alla strada e poi riaccellerare!
Rallento perché le bottiglie rotolando e rimbalzando finiscono per rompersi in mezzo alla carreggiata!
“Ma guarda questi imbecilli!” Penso arrivando quasi a fermarmi per poter scansare i vetri rimasti sull’asfalto.
Gli imbecilli nel frattempo proseguono tranquillamente come se comportarsi in questo modo fosse una cosa normalissima.
Alla curva con via Pindemonte mi avvicino e all’angolo fra via Monti e viale Petrarca la punto si ferma allo stop!
“Strano!” Penso. Non mi sembravano proprio dei tipi da seguire le regole.
Infatti, per non smentirsi, nonostante l’obbligo di svolta a destra loro girano in modo tale da svoltare a sinistra nonostante cartello e la doppia riga continua segnalassero esattamente il contrario.
Le regole, il codice della strada e anche il buon senso non dovevano rientrare nei loro interessi.
Nell’effettuare la manovra per svoltare regolarmente a destra mi viene d’impulso dir loro qualcosa per criticare quel comportamento così cretino.
Apro bocca ma mi rimane aperta senza emettere alcun suono.
Mi accorgo che il passeggero assomigliava al “Lhotse”, un’altissima montagna oltre gli ottomila (8516m) che si trova al confine fra la Cina e il Nepal, mentre alla guida si trovava il sosia del “Makalu”, (8463m) un’altra vetta della catena himalayana. Anche le loro facce erano dure come pietra con un malefico ghigno granitico scolpito in volto.
Richiudo la bocca.
Due montagne così non si possono affrontare senza l’attrezzatura adatta e un’adeguata preparazione. Per l’attrezzatura è semplice! Basta andare da “Climb” e Andrea ti consiglia su tutto ciò che ti occorre! Per la preparazione ci vorranno un po’ più di tempo, sudore e fatica. Non devo mica affrontare Monte Morello: la cosa è assai più impegnativa!
Se avessi provato a dire qualcosa non avrei potuto far altro che dargli ragione, anzi, quasi quasi, avrei pure offerto loro qualche bottiglia di birra da svuotare così da poterla poi seminare con nonchalance per i viali fiorentini.
Mi faccio piccolo piccolo tanto che i passanti si chiedono come faccia quel taxi a muoversi senza nessuno alla guida e pianin pianino senza farmi notare mi allontano in direzione Porta Romana.
Meglio un giorno da leone (se sopravvivi!) o cento da pecora?
Facciamo cinquanta da gatto?