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La pallina da tennis di Luca Sellerio ( Firenze 2) – La valigia fucsia.

Dal portone di via S. Zanobi vedo uscire una vecchina tutta bellina, con i capelli fatti e con un trucco fine, di gusto, leggero leggero. Indossa un abitino scuro con su un golfino leggero di lana nero. Ha una collana girocollo di piccole perle che per quanto me ne intendo potrebbero anche essere vere.
Sembra tutta carina e gentile ma in realtà ha un diavolo per capello. Spinge davanti a se’ una valigia fucsia grande quasi quanto lei, non tanto per la dimensione, ma per l’altezza della signora che non doveva essere stata una stangona nemmeno da giovane. Come mi avvicino per darle una mano mi apostrofa così:
“Ecco proprio lei!”
Mi guardo attorno un po’ sorpreso credendo si rivolga a qualcun altro, ma essendo io l’unico in strada in quel momento, mi sa che si rivolge proprio a me.
“Se non lo sapete voi e chi lo deve sapere?” Mah? Rimango un po’ perplesso cercando di capire che cosa desidera la vecchina.
“Che cosa dovremmo sapere proprio noi?” Le chiedo.
“La valigia è chiusa con il lucchetto!” Mi informa stizzita la signora indicandomi il lucchettino a combinazione color fucsia in tinta con la valigia per far “pendant”.
“Uhm, si, e allora?” Chiedo circospetto.
“Non si apre!” Mi dice, strattonando il lucchettino come se lo volesse strappare.
“E perché lo deve aprire ora? Lo apra quando arriva!” Le dico mentre faccio il gesto di prenderle la valigia.
“Ma io non devo partire! Io voglio solo aprire il lucchetto e ho chiamato voi perché con tutte le valige che portate lo saprete come si fa ad aprirle no?”
“Scusi, forse non ho capito bene. Lei ha chiamato il taxi per farsi aprire il lucchetto?” Chiedo con aria stralunata strabuzzando gli occhi!
Secondo la signora dunque il solo essere a contatto con le valige ci fa diventare degli abili scassinatori. Beh, allora in base a questo criterio dovremmo essere bravissimi pure a rubare le macchine!
“E’ si! E se non ci riesce lei, allora mi deve riaccompagnare al negozio perché che cosa me ne faccio di una valigia che non si apre! Me la devono cambiare, non le pare!”
Il mio allora non era un problema di ottusità mentale.
“ Io non credo che sia rotta, ce l’ha la combinazione del lucchetto?” Ormai mi sono fatto coinvolgere.
“No che non ce l’ho! Se l’avessi avuta l’avrei saputa e di conseguenza avrei aperto la valigia non le pare?” Incalza la vecchina un po’ alterata. “Mi scusi, ma quella commessa faceva tutto facile facile, lei, e poi mi rivoga la valigia rotta!”
Come mandare un innocente al rogo!
Provo ad alzare la valigia che era effettivamente molto leggera, sicuramente vuota.
“Ma lei questa valigia l’ha mai aperta?” Domando alla vecchina cercando di capire meglio la situazione.
“No che non l’ho aperta! C’è il lucchetto!” Ribadisce con aria scocciata forse perché costretta a ripetere ancora le stesse cose come se io fossi di coccio!
“Mi lasci dare un’occhiata!” Assumendo un’aria estremamente concentrata, intreccio le mani, giro i palmi verso l’esterno e scrocchio le dita avvicinandomi alla valigia. Mi sfrego, esagerando il gesto, la punta delle dita come per accrescere la sensibilità dei polpastrelli e inizio a lavorare sul lucchettino. Faccio segno alla signora di lasciarmi almeno lo spazio indispensabile per effettuare la delicata operazione. Mi accingo all’intervento ma per creare maggiore suspence faccio capire che desidero un po’ di silenzio.
“Mi scusi ma è per sentire gli scatti della combinazione!” Spiego concentratissimo.
La signora ammutolisce e non mi stacca gli occhi di dosso.
Cambio la posizione dei numerini del lucchetto inserendo lo “000″ che è il numero universalmente preimpostato prima d’inserire il codice personale e apro il lucchetto con gesto teatrale.
“Bravo! Ha visto che ce l’ha fatta! Lo sapevo io che voi (tassisti) con tutte le valige che portate queste cose le sapete fare!> La signora si felicita con me per l’ottima riuscita dell’impresa.
“Eh, si! L’esperienza in questi casi è importante!” Mi cullo nella sua ammirazione.
“Grazie mille davvero!” Mi ringrazia ancora.
“Guardi che ora però deve inserire un codice che solo lei conosce altrimenti tutti potranno aprire la sua valigia.” Cerco di avvisare la signora.
“No, non importa mi lasci quello che c’è!” Mi dice in modo disarmante.
“No, guardi che se lascio lo “000″, poi la possono aprire tutti!”
“Ah, ma tanto lei non lo va mica a raccontare in giro vero? E poi è facile e me lo ricordo bene!” Insiste candidamente.
“No, no va cambiato! Io non lo racconto di sicuro ma così è davvero troppo facile da scoprire! E’ come se fosse sempre aperto! Troppo rischioso!” Cerco d’insistere.
“Ma sei poi me lo dimentico dove lo trovo un’altro bravo come lei ad aprire i lucchetti?”
Oddio! Tutti i torti la vecchina non ce li aveva, effettivamente un altro bravo come me è davvero difficile da trovare.
Decido di lasciar perdere, tanto la signora deve essere una di quelle toste da convincere e continuando così va a finire che ci faccio sera.
“Va be’, se preferisce così faccia pure come meglio crede.” Mi arrendo.
“Grazie mille! E’ stato davvero molto carino, solo che ora non ho più bisogno che lei mi riaccompagni al negozio visto che non devo più cambiare la valigia!” Mi dice con un sorriso smagliante a trentadue denti della dentiera.
Che genio che sono! Stai a vedere che ora gira i tacchi e mi saluta senza nemmeno pagare!
“Ah, mi potrebbe fare la cortesia di portarmi la valigia su, al primo mezzanino, sono solo otto scalini! Così poi le lascio dieci euro per il disturbo?”
Meno male! Non so nemmeno quanto sta segnando il tassametro in questo momento ma in fondo non mi importa. La accontento per l’ultima volta.
Quanto sarà il corrispettivo sul tariffario per il servizio apertura lucchetti e casseforti?
In caso di bisogno comunque 055 42.42 risolviamo qualsiasi problema con efficienza qualità e cortesia!

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