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La pallina da tennis di Luca Sellerio(Firenze 02) – Bla,Bla,Bla

“Bla, bla, bla, è questo il primo? Bla, bla, bla…” Chiede la signora senza smettere di parlare la telefono.
“Si. Si accomodi.” Rispondo aprendo lo sportello.
“Bla, bla, bla…” Continua imperterrita come se la portiera fosse automatica e si fosse aperta da sola.
Chiudo lo sportello, faccio il giro della macchina e salgo al posto di guida.
“Bla, bla, bla…” La cliente prosegue nella sua telefonata.
“Buon giorno.” Saluto educatamente.
“Bla, bla, bla…” Sempre al telefono.
Accendo il tassametro e aspetto.
“Bla, bla, bla…”
Che faccio? Mi chiedo titubante.
Che la signora abbia scambiato il mio taxi per una cabina del telefono?
Forse voleva solo un po’ d’intimità per parlare tranquillamente.
Ma allora io cosa ci stò a fare seduto al volante del mio taxi?
Mi sembra di essere un impiccione intento a bracare nelle cose degli altri. Riapro lo sportello e faccio per scendere per lasciare la signora libera di parlare dei fatti propri quando vengo richiamato indietro: “Bla, bla, bla, viale Belfiore 27! Bla, bla, bla…”
Allora mi risiedo, accendo il motore e parto lentamente con la netta sensazione di non essere più una persona ma parte integrante di un mezzo meccanico chiamato “taxi”.
“Bla, bla, bla…” Imperterrita, impetuosa, instancabile, incredibile, ininterrotta, logorroica, la signora riesce a parlare senza riprendere fiato.
Non mi piacciono queste persone, sono quelle che creano sempre qualche problema. La guardo nello specchietto e provo solo antipatia. Acconciatura da venerdì, cioè capelli tirati indietro e raccolti in un crocchia per mascherare il fatto che non sono puliti e la messa in piega risale alla settimana prima. Penso che l’appuntamento dal parrucchiere debba essere per lei un “must” del sabato pomeriggio, così da essere in ordine e mostrare tutto il suo decadente splendore per la serata. Nel fisico a “barilotto” non credo ci sia nemmeno una goccia di vino bono.
Quelle poppe troppo grandi appoggiate sulla pancia riescono ancora a far girar la testa, sì ma dall’altra parte, e quelle gambine secche che spuntano da sotto la gonna del vestito di lana marrone chiaro mi fanno venire l’orticaria. E poi quella voce stridula e incessante “Bla,bla, bla…”. Fastidiosissima.
Un pensiero preoccupante mi sale alla mente. “Questa deve essere il classico tipo che non si accontenta mai!” Se passo di “qua”, sarei dovuto passare di “là”, e se passo di “là” sarei dovuto passare di “qua”!
Sono obbligato a giocare d’anticipo, per cui prendo il coraggio a quattro mani e mi arrischio nell’impresa d’interrompere quell’impetuoso fiume di parole.
“Mi scusi, preferisce fare il giro della Fortezza…”
Vengo immediatamente interrotto.
“Bla, bla, bla…Viale Belfiore 27, dov’era la Fiat, passata la Fortezza… Bla,bla,bla…” Mi risponde stizzita per l’interruzione con la sufficienza dell’essere superiore.
Mi basta. Ho ottenuto l’informazione che volevo per evitare possibili discussioni all’arrivo.
La lascio blaterare in santa pace.
Quando ci fermiamo sono mezzo affogato dal fiume di parole di quella telefonata dalla portata eccezionale che ha superato abbondantemente i limiti di guardia montando la preoccupazione per l’imminente esondazione.
Accosto, accendo le quattro frecce e mi metto tranquillo tranquillo ad aspettare i comodi della chiacchierona lasciando il tassametro acceso.
Dopo un pochino la cliente sembra ritornare alla realtà e si accorge che siamo già arrivati.
“Bla, bla, bla… quant’è?”
“Otto euro e trenta.”
“Bla, bla, bla…” La signora non ferma nemmeno per un attimo il flusso della sua conversazione e tenendo il telefono incastrato fra la spalla e il mento armeggia per un’eternità nel portafogli.
Un foglio da cinque più tre monete da un euro e tre da dieci centesimi vengono abbandonati sul bracciolo accanto al mio sedile.
Lo sportello si apre e il barilotto scende: “Bla,bla,bla…”
Anch’io non la saluto.
D’altronde come fa un pezzo meccanico di un’automobile ad essere educato?