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Vini D’autore a cura di Fabio Scaffardi – Il Chianti Montalbano -

IL CHIANTI MONTALBANO DOCG

Tra i vari tipi di Chianti esistenti, alcuni sono meno conosciuti di altri, eppure riservano sorprese al palato davvero piacevoli. Uno di questi è il Chianti Montalbano Docg. Il Montalbano o Monte Albano è una catena montuosa che si estende per 16.000 ettari tra le province di Pistoia, Prato e Firenze, in essa è ricompresa la zona di produzione del Chianti Montalbano che abbraccia i comuni di Serravalle Pistoiese, Monsummano Terme, Larciano, Lamporecchio, Quarrata, Carmignano, Poggio a Caiano, Capraia e Limite, Vinci e Cerreto Guidi.
Nella vinificazione è ammessa la tradizionale pratica enologica del governo all’uso toscano, che consiste in una lenta rifermentazione del vino appena svinato con uve dei vitigni autorizzati leggermente appassite. Tutte le operazioni di vinificazione e imbottigliamento debbono essere effettuate nella zona DOCG, ma sono ammesse deroghe su preventiva autorizzazione. Richiede un invecchiamento almeno fino al 1º marzo dell’anno successivo alla vendemmia.
Il Chianti era il vino preferito a casa Medici. Oltre ai vini di provenienza da tali zone, si bevevano, prima a Palazzo di Via Larga, poi a Pitti e sempre nelle Ville medicee del contado, anche vini Schiavo, Vernaccia, Moscatello, Greco, Malvasia, il Ribolla ed il vin cotto. Stretto è il legame che lega la dinastia medicea con la scienza enologica o più semplicemente con il vino. Non a caso, rifacendo nel Cinquecento il duecentesco Palazzo Vecchio, in onore dei Medici, le colonne furono adornate di pampini, tralci ed uve, che ancora, si possono ammirare nel cortile del palazzo.
Fu però con il Barone Bettino Ricasoli che si arrivò alla disciplinare odierna per il Chianti, con la definizione della base ampelografica del vino e l’introduzione di speciali tecniche di vinificazione, quali quella del “governo”, utilizzando uve “colorino”, preventivamente appassite su stuoie di canne (cannicci). La pratica del “governo”, conferisce al vino un più elevato tenore di glicerina e ne risulta una maggiore rotondità di “beva”, che lo rende adatto ad accompagnarsi ai piatti tipici toscani, quali salumi, arrosti, cinghiale, sugo di coniglio, carni rosse e selvaggina. La produzione di vino sulle pendici del Montalbano è testimoniata fin dal duecento, quando veniva portato come tributo alla mensa dei vescovi di Pistoia. Tra gli estimatori di questo vino si annoverano Francesco Redi ed Edmondo de Amicis che, pur astemio, faceva uno strappo alla regola per gustarlo.

Caratteristiche organolettiche
colore: colore: rubino vivace tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con più pronunziato carattere di finezza nella fase di invecchiamento;
sapore: armonico, sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo al morbido vellutato